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domenica 17 aprile 2016

INTERVISTA AD ALFIO MACAGGI

Solo Circo X Sempre torna a presentarvi un'intervista! Lo scorso mese di marzo ci trovavamo a Wettingen presso il grande Circo Svizzero Royal dove, oltre ad aver assistito ad un bellissimo spettacolo, abbiamo scambiato qualche parola con il giovane Alfio Macaggi. Un paio di chiacchiere che si sono trasformate in un'intervista.

Alfio Macaggi è un giovane ragazzo di nazionalità spagnola, ha 19 anni e quest'anno si presenta per il secondo come giocoliere del Circo Svizzero Royal. In patria è conosciuto per aver partecipato a "Tu si que vales" (Spagna) ed essersi classificato terzo, la sua famiglia invece è proprietaria del Circo Wonderland.
Iniziamo a conoscerti: immagino tu sia nato nel Circo,
ma a che età hai iniziato a gionglare?
Sì, sono nato nel Circo, la mia famiglia infatti ha un Circo in Spagna (Circo Wonderland). Ho cominciato all’età di 6-7 anni, avevo esattamente 6 anni quando iniziai a provare con mia mamma. È iniziato tutto per un gioco: gionglavo le palline per giocare, mi ricordo che da piccolo le collezionavo, le trovavo nelle macchinette e ci giocavo. A Natale mia mamma me ne regalò di particolari. Lei mi disse poi, scherzando, di provare a fare questo o quell’altro esercizio. Degli amici del circo e mio zio dissero che riuscivo a gionglare facilmente, così iniziai a provare, provare e provare e mi piacque.

Dal gioco hai iniziato a diventare bravo...
In quel periodo purtroppo abbiamo avuto dei problemi in famiglia e mia madre non poté essere accanto a me, però un amico di famiglia si offrì di farmi provare. Si chiama Bohumil Vallabertini e in seguito divenne il mio maestro per ben 12 anni. Mi insegnò tutto quello che sapeva e quello che oggi faccio in pista è grazie a lui. In 12 anni abbiamo passato momenti bellissimi, non dimenticherò mai quello che ha fatto per me, ringrazierò per tutta la vita lui e mia mamma...lo considero come un padre per me! Provammo fino all’età di 15 anni, ma già prima riuscimmo a creare un numero completo e iniziai a lavorare in pista all’età di 11 anni. Fu tutto un gioco che è diventato un lavoro…non mi piace definirlo lavoro perché per me non lo è, bensì è una passione. Sono contento di essere riuscito a far diventare una professione la mia passione.
Oltre nel Circo della tua famiglia, quali esperienze hai avuto fin’ora?
Io ho iniziato nel Circo della mia famiglia, il Circo Wonderland in Spagna. Altre esperienze tra tutte posso citare la partecipazione al Teatro Jardì di Figueres, diretto da Genís Matabosch con l'orchestra di Carmino d'Angelo. Mi sono esibito in seguito presso il complesso invernale Cirque Pajazzo (Fam. Van Gool, Ginevra-CH) e quest’anno per la seconda stagione in Svizzera al Circo Royal.

Lo scorso anno eri in pista con due numeri qui al Circo Royal,
quest’anno invece?
L’anno scorso presentavo un numero di palo acrobatico e giocoleria, mentre quest’anno riporto in pista la giocoleria, la mia specialità preferita, con un numero totalmente rinnovato. Quest’anno ho cambiato stile, pensavo infatti che il mio numero fosse in “vecchio stile”. Il mio numero è incentrato ora su uno stile che a me piace molto, uno stile latino, charro messicano. Ho fatto fare un disegno del costume, ho cambiato l’attrezzo che ora da un bell'impatto alla gente quando lo vede. Ho cambiato anche le musiche: anch’esse sempre in tema latino. Il tutto sembra funzionare bene perché al pubblico piace, si diverte e molte volte ricevo i complimenti sia dal pubblico che dai colleghi. Sono molto contento, penso di aver fatto uno scalino in più per la mia carriera che spero di scalare ancora.
Hai iniziato molto giovane nella tua disciplina, anche se giovane lo sei ancora. Guardandoti in pista sembri avere grande sicurezza e molta esperienza. Cosa ne pensi?
Beh sì, provo tanto e arrivo in pista sicuro di quello che voglio fare. Forse si nota questo anche perché non penso molto quando svolgo il mio numero, ma tendo a improvvisare maggiormente. Anche guardando video di colleghi (su youtube, per esempio) ho notato che l’improvvisazione piace al pubblico e ti rende più sicuro davanti agli occhi del pubblico. Improvvisazione significa anche provare: non solo le prove a “porte chiuse”, ma anche provare davanti al pubblico, vedere che effetto dà qualche luce, una canzone piuttosto che un’altra, come imposto i numeri e i passaggi dei miei esercizi, ecc. Provare e ancora provare, vedi l’impatto sulla gente e capisci cosa va meglio e cosa piace di più. 

Come capisci se un numero va bene oppure
sarebbe meglio cambiare qualcosa?
Oltre al pubblico talvolta chiedo agli amici o ai famigliari, in particolare a mia madre, di assistere al mio numero e darmi dei consigli o fare delle critiche. A parte loro, come detto, dalla pista si nota comunque se al pubblico piace oppure no. Bisogna anche imparare dagli errori e accettare le critiche, per modificare alcune cose, migliorare e dare sempre il massimo. Cerchi magari di chiedere consigli o avere spunti da alcuni colleghi: vedi che un altro giocoliere fa un bel trucco e pensi “bello! Questo provo a farlo anch’io!”…così provi e riprovi finché riesce, sperando sia poi di gradimento al pubblico. Io credo che sia giusto continuare a provare nuove cose, a modificare e mai fermarsi, nemmeno quando si arriva in alto.
In un numero è importante l’esercizio, ma non solo…
No, ci vuole anche una buona presenza in scena. Bisogna essere sicuri di sé e anche in questo caso improvvisare. Quest’anno sulle musiche latine posso improvvisare qualche balletto carino. Inoltre bisogna studiare come presentare il numero, con quale esercizio iniziare e con quale finire…e per farlo bene è sempre importante il parere di amici e parenti.

Mi pare di capire che bisogna provare molto.
Tu quanto tempo passi in prove?
Calcoliamo che provo 2 ore la mattina e un’ora al pomeriggio quasi tutti i giorni, arrivando circa a 21 ore a settimana solo di prove. Ci sono delle settimane magari dove si è stanchi e, calcolando magari qualche giorno di riposo, comunque arrivo lo stesso ad almeno 15 ore di prove a settimana…senza parlare degli spettacoli.

Cosa avresti fatto se non fossi diventato giocoliere?
Il mio sogno da bambino era di fare quello che faceva mio padre: il trapezista volante. Avevo anche iniziato a provare un numero di trapezio volante, ma mia madre mi disse che preferiva vedermi con “i piedi per terra” perché aveva paura potessi farmi male. La ascoltai e diciamo che feci un favore anche a lei a rimanere a terra e divertirmi gionglando. 
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Beh chiaramente i miei sogni nel cassetto sono due: una stagione al Circo Knie (CH) e la partecipazione al Festival di Monte-Carlo…due sogni che se esauditi andrebbero a coronare la mia carriera. Un sogno, o meglio, una speranza che ho a breve termine è di partecipare ad alcuni Festival anche per farmi conoscere.

Cosa ti senti di consigliare ai giovani che vorrebbero
imparare la tua disciplina?
Ai giovani consiglierei, almeno per questo genere di numero, di avere molta pazienza e non mollare mai. Nella giocoleria ci vuole tanta pazienza e tante prove, se vedi un esercizio e lo vuoi fare è normale che non riuscirà la prima volta…mai perdersi d’animo e continuare a provare, con la forza di volontà si arriverà a fare quello che si vuole, nulla è impossibile. Casca la pallina? Fa niente, ti abbassi e la riprendi, non esiste la frase “non riuscirci”, nella giocoleria tutto si può fare…e così facendo le soddisfazioni arriveranno.
Ringraziamo di cuore Alfio Macaggi per la disponibilità e gli auguriamo il meglio per il suo futuro personale e per la sua carriera, sicuri di sentirlo nuovamente accostato a scritture in grandi Circhi e Festival.


Fonte immagini:
© Alexander Leumann ©
© Claude Joltok ©

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